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“Alla Regina del Cielo, alla Regina dell’Universo, a Colei che ha camminato nel Caos più terribile e che ha portato la vita secondo la Legge dell’Amore; e che, fuoriuscita dal Caos, ci ha portato l’Armonia, e dal Caos ci ha condotto per mano.” (Babilonia, dal VIII al VII sec a.c.)

La Madre, quella buona, ha in alchimia tanti epiteti, tutti espressivi delle diverse funzioni del principio femminile per eccellenza: Vas Spiritualis, Vas Honorabilis, Santo Graal, Stella del Mattino, Stella della Sera, I due Mercuri, Il Dissolvente Universale, il Mercurio filosofico, la Venere, la Diana dei filosofi, la Vergine, la Dama bianca, la Fontana di Vita, la Magnesia dei filosofi etc. e le qualità che ad essi sono associate: la Grazia, la Temperanza, la Compassione, l’Armonia, la Bellezza, la Speranza, la Conoscenza.

La Madre soprattutto dà la vita e porta ordine nel Caos: “Sebbene la Madre non entra come Sostanza nella Grande Opera, è lei che rincrudisce, da vitalità, genera o rigenera, e per sua intercessione i metalli volgari si mutano in metalli filosofici e anche se non rimane con i corpi che ha diluito, purgato o animato, è il soggetto dell’Opera, il soggetto dei Saggi. A tal punto che i Saggi stessi lo hanno definito l’unica Materia dell’Opera. Nulla puoi senza il Mercurio” (estratto da Le Dimore Dilosofali, il mito alchemico di Adamo ed Eva, di Fulcanelli).

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“Un tempo, le camere sotterranee dei templi servivano come dimora per le statue di Iside, ed esse diventarono, al tempo dell’introduzione del cristianesimo in Gallia, quelle Vergini nere che il popolo, ai giorni nostri, circonda d’una venerazione tutta particolare. Del resto il simbolismo tra queste due raffigurazioni è lo stesso: le une e le altre mostrano sul loro basamento la famosa iscrizione: Virgini pariturae; alla Vergine che deve partorire. Iside, prima della concezione è, secondo la teogonia astronomica, l’attributo di quella Vergine che parecchi monumenti, molto più antichi del cristianesimo, indicano col nome di Virgo paritura, cioè la terra prima d’essere fecondata, e che sarà ben presto rianimata dai raggi del sole. È anche la madre degli dei, come attesta una pietra di Dio: Matri Deum Magnae ideae” (Ch. Bigarne, Considérations sur le Culle d’Isis chez les Eduens. Beaune, 1862, citato ne”Il Mistero delle Cattedrali” di Fulcanelli)

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Ma la Madre non è solo quella che genera ma anche quella che “rigenera”: “Benché hanno egualmente il nome di Mercurio, esiste dunque un altra Madre, figlia della prima, e la distinzione di questi due Mercuri, uno agente di rinnovamento l’altro di procreazione, è il compito più arduo per il neofito della Scienza. Tra i tanti nomi utili che hanno descritto l’unione dello zolfo e questo mercurio, oltre ai soliti (madre e padre, sole e luna) sono da rilevare il “vegliardo e la giovane vergine” e “fratello e sorella”, perchè essi derivano da una madre comune e la loro diversità deriva dalla differenza d’età e d’evoluzione più che dalle loro affinità. Questa femmina della pietra, questo secondo mercurio di cui lo zolfo ha bisogno, è necessario per rinvigorire e rigenerare lo stesso. Questa divina fontana, ninfa celeste o casta Diana è pura e vergine e non è macchiata dal legame spirituale che l’unisce alla pietra. Questi due Mercuri sono spesso rappresentati come due galli” (estratto da Le Dimore Dilosofali, il mito alchemico di Adamo ed Eva, di Fulcanelli).

Ma un solo principio rappresenta la vera funzione della Madre: l’Amore
”Nel Tipus Mundi l’Amore, nella quinta immagine, fa ruotare, per mezzo d’una frusta di pelle d’anguilla, la sfera del Mondo sul segmento verticale della sua croce che funge, per l’occasione, da asse. Ed il segno della Terra diventa quello di Venere”. (Canseliet, L’Alchimia)

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“Poichè ricordate, sono stata con voi fin dal principio, e sono ciò che si ottiene alla fine del desiderio” (Nag Hammadi, II-III sec.d.c.)

“…è vivi con affannosa ricerca di chissà cosa, e poi all’improvviso ti sovviene un nostalgico bisogno di ritornare nel grembo materno” (C.F.)

Immagini: Motherland, Alma parens o Amore materno, 1883, di  William-Adolphe Bouguereau; Vergine dei Gigli, 1899, Madonna delle Rose, 1903 e Madonna degli Angeli, 1900 di William-Adolphe Bouguereau, tre momenti diversi della Vergine-Madre e tre aspetti/colori prevalenti, dal prevalere del Nero/Blu della prima immagine a quello del Bianco dell’ultima opera, dalla Materia madre alla sua Assunzione nel Cielo, con sempre il trasparire del Rosso della veste sotto il mantello.

 

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