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“In quali sostanze si può trovare questo Sulfur? In tutte le sostanze, tutte le cose di questo mondo: i metalli, le erbe, gli alberi, gli animali, le pietre sono il suo giacimento” (Sendivogius)

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Dopo la purezza della mente e la sua riflessione lunare, successiva alla sua mortificatio, occorre che l’alchimista aumenti il fuoco finché non compaia il giallo, non si alimenti quel calore che spinge la mente verso l’esterno e presa dal suo solfo innato volge il suo interesse verso il mondo. Una libido, un fattore motivazionale o la stessa spinta vitale e conoscitiva, quell’elemento sulfureo che la spinge ad attaccarsi alle “cose” del mondo. L’intelletto, dopo il dolore della Nigredo e dopo la grazia della riflessione e della comprensione dell’Albedo, si confronta con il calore delle emozioni, con una nuova consapevolezza, si arma, si muta in una Athena dotata di forza e conoscenza, diventa un “intellectus agens”. Come il giallo dell’Oro e dello stesso Sole, illumina anche il mondo circostante e volge verso il fine/la fine dell’Opus, la Rubedo o la Iosis, con la dissoluzione della Materia…ed il ciclo si chiude. (C.F.)

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“Se il bianco rifiuta di essere corrotto, rischia di rimanere uno stato astratto, “morto”. Sarà l’ ingiallimento a infondere vita, a rappresentare simbolicamente una “resurrezione” (citrinatio est resuscitatio- Lexicon Chymicum di William Johnson)
Alla mente ingiallita non basta più la coscienza imbiancata, la consapevolezza, perché si contamina con lo sporco del mondo, riconosce la complicazione delle emozioni. Quando è il giallo a insinuarsi, «ci sentiamo più acutamente vivi»: usciamo dai recinti della soggettività, più fuori di noi, più dentro l’ Anima Mundi”. (Psicologia alchemica di James Hillman)

Immag.: “Resurrezione” di Antoon van Dyck (1599-1641); particolare della “Cupola di San Giovanni Evangelista” del Correggio a Parma (1520e il 1524 ca.); “La danza delle Ore” di Gaetano Previati, 1899.

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