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Quale funzione hanno ancora questi spazi di riflessione su conoscenze antiche e arcane sapienze nel nostro mondo ipertecnologico e ultra scientifico? Perché cercare in parole vetuste ed immagini mitologiche il senso di appartenenza ad un passato ormai dimenticato e non più rilevante? Cosa sopravvive in noi che si affama ancora di un cibo ormai fuori moda? Resti forse di un anima sopravvissuta ma profondamente (e irreversibilmente?) ferita. Dopo tante lotte forse l’ultima battaglia è stata definitivamente persa…

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“Il clero (parte eletta-sorte klerós) governa ed ammaestra, il laico (dal greco laikós, l’infimo del popolo, laós, il volgare, laikàs puttana) é governato e guidato. Ma il popolo ha dalla sua il volgare, il comico che si contrappone al serio, al saccente: l’irriverente flauto di Pan. Attraverso le feste, apparentemente religiose, si nascondeva il messaggio rivoluzionario, attraverso caricature, canti profani nella cattedrale, asini che officiavano messi, folli (dal latino follis-soffietti) o soffiatori con berretti frigi (simboli della più alta iniziazione) che cantano e ballano fino all’elezione del Papa dei folli stessi, che impartisce la benedizione solenne al popolo festante. L’esoterismo si manifestava senza pudori e dall’alto della sua eterna sapienza deride impietoso chi credeva di aver distrutto l’antica tradizione. Con l’Ottocento, il secolo dei lumi, il Laico ha vinto, non deve più mascherarsi da buffone, è libero, è il nuovo padrone. Eppure proprio allora si intristisce. Non ride più. Forse si avvede che a poco a poco si sta formando un nuovo clero, un nuovo ceto di eletti che vantano la prerogativa di essere i signori del mondo. Oggi quando questa nuova chiesa ha ormai affondato le sue radici nell’humus e si erge orgogliosa e potente il laico di un tempo non ha più la capacità di irridere. Eppure si potrebbe ancora ridere, di come la formula di Einstein era il risultato di una deduzione sbagliata, o le aborrazioni del cannocchiale di Galilei che mostrava lune inesistenti. Il nostro povero laico ha perso il riso derisorio dell’iniziato. Ha confuso una teoria particolare e balorda con la Sapienza Universale. Egli che ha saputo combattere nei secoli, rischiando forca e rogo, appare disarmato da chi gli propone strumenti di morte cosmici con la saccenteria del garzone di bottega che sa far bene i conti. Restiamo in attesa di chi ci sappia far ridere di Chernobyl, dei depositi nucleari, della diossina e del foro dell’ozono, dell’ingegneria genetica che sogna nuovi misti zoomorfi, dei premi Nobel che maneggiano una scienza imperfetta e pericolosa, in cui si eliminano per principio i dati fastidiosi. Diceva Strindberg: “Una generazione che ha avuto il coraggio di sbarazzarsi di Dio, fare a pezzi lo Stato e la Chiesa, di rovesciare la società e la morale, si inchinava ancora di fronte alla Scienza”. Restiamo in attesa, con poca speranza.
Perche quella forza dirompente nasceva dalla capacità di ridere, e questa a sua volta sgorgava da una sapienza esoterica che è stata finalmente sconfitta. Nel mondo occidentale, ricordava Corbin, si è svolta una lunga battaglia per l’Anima del Mondo. La battaglia è finita.
In un Mondo senz’Anima non si può ridere” (Estratto da “Laicismo nel tempo”, 1987, pubblicato sulla rivista massonica “Hiram” n.11 da Paolo Lucarelli)

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