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“Nessuno deve meravigliarsi che gli uomini siano talmente distanti tra loro da non capirsi, da farsi guerra e uccidersi a vicenda. Ci si deve invece meravigliarsi assai di più che gli uomini credano di essere vicini l’uno all’altro, di capirsi e di amarsi. Due sono le cose ancora da scoprire: la prima è l’abisso infinito che separa gli uomini tra loro; la seconda è il ponte che potrebbe collegare due esseri umani. Non hai mai considerato quanta insospettata animalità ti rende possibile la convivenza con gli esseri umani?” (Il Libro rosso, l’Inferno. C.G. Jung)

“Ma come la creazione di un Dio è un atto creativo di amore supremo, così la rigenerazione della nostra vita umana è un impresa che nasce dal basso. Questo è un grande e oscuro mistero. L’uomo non può compiere quest’impresa da solo; gli viene in aiuto il Maligno, che la compie al posto suo”. (Il Libro rosso, l’Assassinio sacrificale. C.G. Jung)
Nella storia dell’uomo mai discesa nell’Ade è stata più profonda di quello che viene commemorato come “Giorno della memoria”, eppure il “nero più nero” è anche definito il “Caput artis”, e chi cura le anime sa quanto la conoscenza dell’ Ombra ed “il buio dell’anima” sono funzionali al “cambiamento”. 
Compito dell’uomo è rendere un non-colore come il Nero in un colore, trasformando il negativo in una “negazione della negazione”, contrastando la sua “seduzione” e la sua “forza caotica” in una visione illuminante e consapevole, favorire il Sol Niger. 
La decapitazione del nero può avvenire soltanto attraverso il nero. 
Hillman scrive: il sole nero estirpa ontologicamente la paura primordiale del non-essere, l’incolmabile abisso, ovvero, l’abisso diventa il terreno sconfinato del possibile.
Proviamo a dare colore a questa immagine e dimostriamo che ha avuto un senso, l’unico possibile…(C.F.)

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