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“Il mostro, quale linguaggio dell’inconscio, appare a Freud il prodotto dell’attività deformante della censura dell’Io, e a Jung il prodotto creativo della realtà collettiva e impersonale (prima che soggettiva e personale) dell’inconscio. Alla domanda “Il mostro è nato prima nella realtà o nel sogno?” Freud risponderebbe nel sogno, Jung nella realtà mitica, culturale. Tuttavia si tratta di un’opposizione più apparente che sostanziale, in quanto, se si sviluppa il discorso junghiano seguendo il suggerimento di C. Musatti (1984), sogno e realtà risultano talmente intrecciati che diventa impossibile distinguerli nettamente” (da Treccani)

Mai l’immaginario collettivo è stato più ricco e produttivo in ogni luogo su questa terra per quanto riguarda la costruzione delle figure oscure che spaventano l’uomo dall’alba dei tempi, che dai pericoli reali (belve, malattie, fame, gli altri uomini) a quelli proiettivi, riflesso dei primi ma non solo, in quanto arricchiti dall’immaginazione e permeati dall’imperscrutabilità dell’ignoto e dell’irrazionale, hanno permesso di contenere e spostare sull’esterno tale inquietudine interiore. Allora ecco vampiri, streghe, morti viventi, demoni, diavoli, mummie, mostri creati dall’uomo (Golem, mostro di Frankestein), gli ibridi mitologici, fantasmi, orchi, goblins, troll, folletti, spiriti arcaici, divinità ancestrali, draghi marini e volanti ed altro ancora. Ognuno con un suo significato, con un proprio “materiale” d’ombra, spesso anche figlio del contesto storico e sociale del momento. Ma se il nemico è fuori allora l’uomo si compatta, combatte e si allea agli altri uomini per la causa comune. Ma l’avvento della psicologia e naturalmente l’evoluzione del sapere ha “sgonfiato” queste creature del loro potere terrificante ed ha messo l’uomo di fronte a se stesso, al suo nemico interno, paradossalmente rendendolo più solo e spaventato. I pericoli reali sono invece aumentati (ladri, stalker, psicopatici, pedofili) e non sono più contenuti nel “tranquillizzante” mondo della fantasia.

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(Immagine di una antica Jack-o’-lantern,  al Museum of Country life, nome della zucca “spolpata” in cui viene posta una candela, che si rifa al personaggio omonimo della tradizione irlandese, che si prese beffa del diavolo stesso; delle Jack-o’-lantern moderne)

“È un fenomeno generale nella nostra
natura, che ciò che è triste, terribile,
perfino orrendo ci attira con un fascino
irresistibile; che da scene di dolore e di
terrore noi ci sentiamo respinti e con pari
forza riattratti… Come è numeroso il
séguito che accompagna un delinquente
sul luogo del suo supplizio! Né il piacere
di un appagato amore di giustizia, né
l’ignobile gusto dell’acquietata brama di
vendetta possono spiegare questo
fenomeno. Quello sciagurato può anche
essere scusato nel cuore degli spettatori,
la più sincera compassione può interessarsi a favore della sua salvezza;
tuttavia nello spettatore si agita, più forte
o più debole, un desiderio curioso di
tendere occhio ed orecchio verso
l’espressione della sua sofferenza. Se
l’uomo di educazione e di sentimento
raffinato fa una eccezione, non è perché
questo istinto non esista in lui, ma
perché esso è sopraffatto dalla forza
dolorosa della pietà o è tenuto a freno
dalle leggi del decoro. Il rozzo figlio
della natura, non imbrigliato da alcun
sentimento di delicata umanità, si
abbandona senza pudore a questo
potente impulso. Il quale deve dunque
avere il suo fondamento nella
disposizione naturale dell’animo umano” (Friedrich Schiller, Dell’arte tragica, 1792)

Quindi dalle parole di Schiller se ne deduce che il successo dei mostri cinematografici o della notte della vigilia di Ognissanti, Halloween, nei paesi anglosassoni, notte che trova le sue radici nella festa celtica di Samhain (capodanno celtico e fine dell’estate) dove la morte, i mostri e l’Aldilà diventano accessibili ai vivi, dove il Caos e la Vita (ordine) comunicano necessariamente, riflettono forse di come il Mito stesso rispecchia una fascinazione ancora più antica che origina dall’Archetipo del Caos che presiede alla stessa natura dell’Uomo e che trova spesso forma appunto nel suo Antagonista/il mostro.

BC40B5D3-49F1-45FD-A7AE-0E1EAEFE6603(Illustrazione di Fritz  Eichenberg per William Wilson di E.A.Poe)

Nel breve racconto William Wilson di Poe il protagonista principale si trova spesso minacciato da un uomo mascherato fino al duello finale:

“Breve fu lo scontro. Deliravo di una folla di furori, e mi sentivo nel braccio
l’energia e la forza di una folla. In pochi secondi lo forzai d’impeto contro il legno della parete, ed avendolo sì alla mia mercè, immersi la spada, con bruto
furore, ripetutamente nel suo petto. In quel momento qualcuno tentò il
nottolino della porta. Mi affrettai ad impedire un’intrusione, e subito tornai al
mio moribondo antagonista. Ma quale lingua umana può adeguatamente
esprimere lo stupore, l’orrore che allora si impadronì di me, davanti a quello
spettacolo? Il breve istante in cui avevo distolto lo sguardo era bastato per causare un mutamento totale nella parte a me opposta della stanza. Un grande specchio – così mi sembrava nel mio turbamento – era apparso in quel luogo; e, come mi accostai allo stremo del terrore, la mia stessa immagine, pallida in volto, intrisa di sangue, mi
venne incontro con passo malfermo.
Così sembrava, ma non era. Era il mio antagonista – era Wilson, che mi stava
dinnanzi, negli spasimi della fine. La maschera, il mantello giacevano sul
pavimento, dove li aveva gettati. Non un filo dei suoi indumenti, non un tratto dei suoi intensi e singolari lineamenti che non fossero, in identità perfetta,
assolutamente miei!
Era Wilson; ma non più parlava con quel suo bisbiglio, ed avrei potuto immaginare che io appunto stessi parlando, allorché
mi disse: Tu hai vinto, ed io mi arrendo. E tuttavia, d’ora in poi, anche tu sei
morto, morto al Mondo, al Cielo, alla Speranza! In me tu vivevi… e, nella
mia morte, in questa immagine, che è la tua, vedi come totalmente tu hai
assassinato te stesso” (Edgar Allan Poe, William Wilson, 1839)

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Basement Bunker: Painted Queen Small Blue Room, U.S.A, 2003)

“Nei miei film sugli zombie, i morti riportati in vita rappresentano una sorta di rivoluzione, una svolta radicale nel mondo che molti dei miei personaggi umani non riescono a comprendere, preferendo bollare i morti viventi come il Nemico quando, in realtà loro sono noi” (intervista a George Romero, regista de: La notte dei morti viventi)

Allora che ben venga Halloween, come le storie che da piccoli ci terrorizzavano o i film fantastici dell’orrore, quelli di vampiri e mummie degli anni 50. Quella sana paura che rubava senso al vero “orrore” di sempre…l’uomo di fronte a se stesso, al suo Antagonista ed in ultima analisi all’angoscia che ne deriva di stare al mondo. Viva i mostri e buon Halloween.

Piccola passerella dei mostri cinematografici:

DRACULA (1958)

I vampiri: Dracula ed i succhiasangue, oggi nella variante dei vampiri energetici (quelli che rubano l’energia vitale) o nella deriva dei vampiri dei teenagers, belli e dannati. Ma il conte astuto e sensuale, colto e raffinato, che seduceva ipnoticamente la sue vittime resta sempre il “cult” per eccellenza. I figli della notte che rubano vita a quelli della luce.

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I morti-viventi: di tutte le salse, nei vari gradi di decomposizione, lenti e ansimanti o rapidi e arrabbiati, sono il mostro dell’Apocalisse per eccellenza, quello dell’invasione collettiva del mondo…dappertutto e senza limiti, un morso ed è tutto finito. La fine di tutto.

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Il mostro di Frankestein: grosso, spaventoso ed ottuso, ma romantico nel profondo, che terrorizzava i bambini degli anni 70 con il frontone di Boris Karloff. La condanna dell’uomo che osa sfidare Dio, la cui scienza può solo partorire un mostro.

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L’uomo lupo: la follia, il doppelgänger, l’istinto animale, la metà oscura, l’influsso della luna, che troverà ancor miglior “forma” nel doppio dello strano caso del dott. Jekill e Mister Hide. Le pulsioni aggressive e libidiche senza il filtro del Super Io.

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Il diavolo: il male nella sua forma prediletta, la possessione e l’Io che soccombe alle forze oscure. Il peccato che prende possesso dell’uomo e se ne compiace oppure nella variante dell’anima svenduta per i beni materiali. Ancora nell’apocalittico Anticristo che riscatta il suo mondo materiale. La fede l’unica difesa. Quando il male è artefice e l’uomo (apparentemente) la vittima.

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Le streghe: facile associarla alla madre cattiva, la matrigna, la parte oscura e selvaggia della “Grande Madre” ma bruttine, vecchie, con il naso lungo, a cavallo di una scopa da cucina, sono un pò la rivincita del femminile “non compiacente” all’uomo, che con fatture ed incantesimi, si rifanno sulla forza bruta del maschio. Adepte del diavolo però, che maschietto resta, spesso provano anche ad ingannare lo stesso principe del male…l’indomita selvaggia donna arrabbiata e rifiutata, pronta a tagliare la testa agli uomini, come una mantide religiosa, e mangiarsi i suoi figli.

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Il clown/joker/pagliaccio forse il più antico archetipo del Caos (vedi il Matto dei tarocchi), naturalmente si rifa alla follia, nelle forme cinematografiche in particolare la follia omicida, il piacere sadico, la morte che sorride, quando il destino si prende gioco dell’uomo e mischia improvvisamente le sue carte. E’ il paradosso, l’assurdo (chi fa ridere non dovrebbe portare la morte) la parte “senza senso” di ognuno di noi, il contrario di tutto ciò che è logico, il non-logòs appunto…con cui bisogna convivere! (C.Ferraro)

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