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“..via del campo c’è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina..”
“..dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fiori”
Due frammenti del brano “Via del Campo” di Fabrizio de Andrè mostrano secondo me una certa conoscenza alchemica /esoterica da parte del grande Cantautore, che nel suo motto finale mostra una verità antica quanto occultata. La vita è un processo di “raffinazione” della materia per cui la potenzialità di ciò che è grezzo è incomparabile rispetto a quanto è già costruito, definito. Ancora una volta la considerazione va fatta sul mistero della trasformazione o trasmutazione, che non è qualcosa di così lontano dalla realtà, ma è il movimento della Natura, quando viene messa in condizione di agire. Sappiamo quanto il buio, l’inconscio, il piombo, il caos, la cellula totipotente, staminale siano in grado di generare rispettivamente la vita, le idee, l’oro, un nuovo ordine, o una cellula altamente specializzata, se permettiamo alla Natura di agire (accompagnandola in alcuni casi, la trasmutazione dei metalli in natura ha bisogno di milioni di anni). Ma il principio è sempre lo stesso, la direzione va sempre dal non differenziato al differenziato, è questo il Moto naturale che dovrebbe far riflettere, perché non è implicito che ciò debba accadere “spontaneamente”.
Nella prima quartina De Andrè parla della rugiada, moto di discesa dell’acqua terrestre dopo che la stessa è risalita in cielo, lui allude forse alla speranza, rappresentata dalla bambina, nel contesto povero e squallido di Via del Campo, frequentata da prostitute al suo tempo, ma la bambina non è quella potenzialità che dicevamo, quell’essere ancora in fiore che aspetta di essere trasmutata? E la rugiada non è quella stessa acqua che si raffina dalla terra al cielo per poi apportare nuova vita alla terra stessa? (C.F.)
Immag.: particolare del Trittico del giardino delle delizie di H. Bosch

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