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“La fatica dello psicoterapeuta non va soltanto a beneficio
di quel singolo paziente forse insignificante,
ma anche a beneficio suo personale e della sua anima e
la sua opera rappresenta un granello, forse infinitesimale, sul piatto della bilancia su cui posa l’anima dell’umanità” (C.G. Jung)

Con il termine psicostasia si vuole indicare la cerimonia cui, secondo il Libro dei morti nel capitolo 125, dell’antica religione egiziana, veniva sottoposto il defunto prima di poter accedere all’aldilà. Più usualmente, la psicostasia è nota come “pesatura del cuore” o “dell’anima”.
Nelle immagini del Papiro di Ani contenente il Libro dei Morti è Anubi che su un piatto di una enorme bilancia pone il cuore del defunto, rappresentato dal geroglifico corrispondente ad un vaso (talvolta tale simbolo viene sostituito dalla intera figura del defunto), mentre sull’altro piatto si trova la “piuma”, ovvero la Maat, la verità, la giustizia (anche in questo caso, talvolta il simbolo viene sostituito dalla raffigurazione della dea Maat).
Il dio della saggezza, Thot, prende nota dell’esito della pesatura: se, infatti, il cuore, come depositario di tutte le azioni, buone o malvagie, compiute durante la vita, bilancerà la piuma, allora il defunto sarà dichiarato maa-kheru ovvero “giusto”, o “giustificato” ed ammesso al regno dei morti.
In caso contrario, il cuore verrà dato in pasto a Ammit, “colei che ingoia il defunto”, rappresentata da un mostro composito ai piedi della bilancia, che somma in sé gli animali più pericolosi dell’Egitto: il coccodrillo, il leone e l’ippopotamo. Ad Osiride in trono, infine, spettava il giudizio dell’anima.
Il tema iconografico della pesatura delle anime è presenta anche nel Medioevo, poco frequente in Italia ma abbastanza comune nelle chiese francesi e in quelle sul cammino di Santiago, testimoniando l’importanza delle vie di pellegrinaggio per la circolazione della cultura nel medioevo. Nella chiesa di San Biagio a Talignano (Pr) del XII secolo troviamo nella lunetta sopra il portale d’ingresso la pesatura delle anime. Citata per la prima volta nel 1230, la chiesa sorge all’inizio del XII secolo come tappa intermedia tra Collecchio e il monastero cistercense della Rocchetta, attivo fino al XIV secolo sul versante opposto del monte Prinzera e principale punto di sosta per i pellegrini di una variante alla Via Francigena di monte Bardone.
Sulla bilancia si trovano due anime, sottoposte a giudizio al momento del trapasso. Il Bene (rappresentato dall’Arcangelo Michele con la spada sguainata) e il Male (rappresentato dal demonio alato) sorreggono la bilancia e si contendono le anime. Il Male lotta con l’inganno: il primo demonio spinge la bilancia, mentre un secondo cerca di farla pendere dalla propria parte tirandola con un uncino. L’anima di destra è già condannata all’inferno.

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Immagini: papiro di Ani (1275a.c.); lunetta sopra il portale della chiesa di S. Biagio.

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