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“Caro Maestro, credo che si diventi alchimisti come ci si innamora: misteriosamente e incomprensibilmente. All’inizio, una predisposizione, un essere già innamorati senza oggetto d’amore, inconsapevolmente: è un sentimento che si unisce a disperazione quieta, non malvagia o triste, piuttosto melanconica. Nasce dalla nostalgia di qualcosa di perso, di abbandonato, di un posto che ci apparteneva, che non sappiamo più trovare. Il sentimento di chi ha perso la propria patria e non sa come raggiungerla. (Paolo Lucarelli, Lettere Musulmane)

“Essa ho amato e ricercato fin dalla prima giovinezza, ho desiderato farla mia sposa e sono diventato amante della sua bellezza… e ho pregato che venisse a vivere con me, perché potessi sapere quel che mi mancava, e che cosa fosse ben accetto a Dio: perché essa aveva conoscenza e comprensione, e mi avrebbe guidato assennatamente nel mio lavoro e mi avrebbe tenuto sotto la sua tutela” (Orazione a Sophia di Giordano Bruno ai dottori dell’Università di Wittenberg)

“Sofia rappresenta lo struggente desiderio di una pace e di una grazia oltremondane, simile, secondo il tradizionale paragone degli gnostici, all’indefinibile nostalgia provata dal figlio di un re che vive, ignaro delle sue origini, in povertà….Teologicamente Sofia è lo specchio di Dio e, nel contempo, lo specchio della pura consapevolezza per gli uomini”
(Elémire Zolla)

“La Dama dei Fedeli d’Amore rappresentava l’Intelletto trascendente, vale a dire l’Intelligenza accessibile al discernimento spirituale, o meglio Madonna Intelligenza, la “vedova che non era vedova”, perché suo marito, il Papa, era spiritualmente morto essendosi dedicato totalmente alle cose temporali” (Mircea Eliade)

Immag.: La Verità di Jules Lefebvre

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