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“Lo sguardo è una relazione specificamente esistenziale tra due esseri. Non appartiene alla coscienza, ma alla coesistenza; ed il massimo valore è lo sguardo dello sguardo, questo incontro che ha il senso di una interpenetrazione, di una fusione di persone nel piu’ profondo del loro essere” (Henry Ey, 1952, L’evolution Psichiatrique)

“Se la bellezza è intrinseca ed essenziale all’anima, allora la bellezza appare ovunque appaia l’anima. La rivelazione dell’essenza dell’anima, il vero manifestarsi di Afrodite nella psiche, il suo sorriso, nella lingua dei mortali è chiamato “bellezza”. Tutte le cose, in quanto mostrano la propria natura innata, presentano l’aureità di Afrodite; esse risplendono, e sono estetiche per questo. La forma visibile è un’esibizione di anima. L’essere di una cosa è rivelato nella manifestazione del suo Bild, l’immagine. Allora la bellezza non è un attributo, qualcosa di bello, come un bel velo drappeggiato attorno a una virtù: l’aspetto estetico dell’apparenza. Se con il buono, il vero e l’uno non ci fosse bellezza, non potremmo mai sentirli, né conoscerli.
La Bellezza è una necessità epistemologica; è il modo in cui gli Dei toccano i nostri sensi, raggiungono il cuore e ci attirano nella vita.
La Bellezza è anche una necessità ontologica, che fonda le particolarità sensibili del mondo.
Senza Afrodite il mondo dei particolari diventa un’atomizzazione di particelle; la varietà di dettagli della vita viene chiamata caos, molteplicità, materia amorfa, dati statistici. Tale è il mondo dei sensi senza Afrodite; un mondo in cui il senso dev’essere dedotto dall’apparenza, attraverso significati filosofici astratti – il che distorce la filosofia stessa separandola dalla sua base vera.
Se la filosofia nasce nel philos – è legata ad Afrodite anche se in un altro modo; perché il significato originale di Sophia è l’abilità dell’artigiano, del carpentiere, del navigante, dello scultore. Sophia si origina e si connette alle mani estetiche di Dedalo e di Efesto, legato innegabilmente ad Afrodite e intrinseco alla sua natura.
Con Afrodite a ispirare la nostra filosofia, ogni evento ha il proprio sorriso sul volto e appare in una sua maniera, una sua foggia, un suo stile particolari. Afrodite dà uno sfondo archetipico alla filosofia della “singolarità”, e consente al cuore di trovare l’ “intimità” con ogni evento particolare in un cosmo pluralistico.
Ora, l’organo che percepisce questi volti è il cuore. Il pensiero del cuore è fisiognomico. Per percepire deve immaginare, vedere le fattezze, le forme, i volti – angeli, dèmoni, creature di ogni sorta in cose di ogni genere. Per questo il pensiero del cuore personifica, anima, vivifica il mondo.
Questo legame tra il cuore e gli organi di senso non è semplice sensazionismo meccanico: è un legame estetico. E infatti, in greco, l’attività di percepire o di sentire è aisthesis, la cui radice significa “assumere” e “inspirare” – un rimaner senza fiato, la risposta estetica primaria.” (James Hillmann, dal sito l’Arte di Afrodite)

Immag.: particolare della Nascita di Venere del Botticelli, lo sguardo della Dea con il suo seducente “strabismo”

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